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Elogio del Mario Bambea (e del suo altro) che è in noi

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“Dov’è Mario?”, l’invenzione di Corrado Guzzanti su Sky Atlantic, è la cosa più innovativa della tv italiana dai tempi di Quelli che il calcio… Se riesce a tenere il ritmo per le quattro puntate, sarà un capolavoro assoluto. Oltre alla bravura indiscussa di Guzzanti, come autore e come attore, c’è un’idea nuova: la pseudocufiction comica, la miniserie/trasmissione. Oltre all’idea nuova, c’è il doppio binario della storia. Ci sono personaggi ben tratteggiati e ben precisi e ben individuabili nelle nostre realtà. Ci sono le star ospiti che si prestano al gioco di far prendere un po’ in giro il loro mondo, il loro pubblico. C’è quel po’, pure tanto, di scorrettezza politica che ci vuole; c’è la parodia del reale e lo sfotto’ dei vizi capitaliani. Ma soprattutto c’è una grande verità “neometafisica”, direbbe l’intervistatore saputo e pensoso e sindacalizzato e politicizzato interlocutore del prof. Bambea, e la grande verità neometafisica è che oggi siamo tutti un po’ professori e un po’ comici. Assieme e allo stesso tempo. “Di giorno democratici, di notte razzisti”? Parliamo con la erre moscia, ma anche senza. Ridiamoci sopra, ben sapendo che alla fine è Dragomira il personaggio chiave. E non è spoiler, ho soltanto visto la prima e per di più nemmeno alla messa in onda. “Tu ce l’hai Twitter Mario?”. “Non installarlo mai”.