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Inno al “combinato disposto”

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Lo ammetto, l’espressione “combinato disposto” mi esalta. Non credo dipenda soltanto dalla Giurisprudenza che fu nel mio libretto universitario e dunque dalle lancette anagraficamente rimesse almeno un po’ indietro, almeno nella memoria. Il “combinato disposto” è un’espressione eccitante perché è la perfetta definizione della vita. In ogni suo più recondito aspetto.

Perché il “combinato disposto” ha qualcosa di razionale e qualcosa di casuale. La mia libertà, inoltre, è il “combinato disposto” della tua libertà e delle libertà di tutti gli altri. Così come i miei diritti e i miei doveri prorompono da “combinati disposti” quotidiani. Perché il “combinato disposto” apre al sovrannaturale, al senso religioso: apre all’idea che qualcuno abbia messo assieme qualcosa per creare qualcosa di nuovo, di differente rispetto agli ingredienti di partenza. Perché il “combinato disposto” è qualcosa che lega assieme fatti, cose, persone, tutto, ma senza stabilire una volta per tutte se i fatti, le cose, le persone, tutto sono legati da rapporti di causa ed effetto o da un altro tipo di relazione. Anzi, è volutamente vaga, all’osservazione nostra, la spiegazione del legame delle cose combinate e disposte.

Combinate come? Disposte da chi? Sono le domande esistenziali più naturali per ciascuno di noi, eppure il “combinato disposto” accade costantemente dal suono della sveglia combinato e disposto con il sonno della notte e la giornata che prende avvio. Un matrimonio, un amore, un sorriso? Non sono tutti combinati disposti, novità partorite da noi, dal caso, dalle relazioni tra noi.

In principio era il “logos”, che vuol dire parola, ragione, legame. Quale legame? Il “combinato disposto”. Perché tifo Inter? Per il “combinato disposto” tra le vacanze con mio nonno Ugo, lo spirito di ribellione nei confronti del Peppo milanista e perché ho sempre avuto una naturale propensione all’eleganza, al bene. Insomma, è un “combinato disposto” di cose. Perché mi innamoro di te? Per il “combinato disposto” di un incontro notturno casuale, di un interesse comune, di uno sguardo e di scampoli di libertà combinati e disposti tra e da te e me. Perché voto Tizio, detesto Caio e mi tengo buono Sempronio? Per il “combinato disposto” tra la mia cultura, il mio ragionamento, le mie passioni e le vostre proposte. Perché ascolto Gaber e non Guccini? Per i combinati musicali disposti tra le musicassette dei miei genitori e lo YouTube di mio figlio.

Che cosa le arti e i mestieri? Troppo facile. Pensa la cucina, la pittura, il giornalismo, la medicina, la psicologia. Che cos’è il “ueb”? Il “combinato disposto” di url, link, protocolli, codici. Oh, yeah. Che cos’è l’eros? Facilissimo. Tra la chimica, i sorrisi di prima, le parole, i gesti, i legami, è un amplesso di combinati disposti e di letti gioiosamente e affannosamente disfatti.

Il “combinato disposto” è la definizione burocratica della nostra vita e come tutte le espressioni burocratiche non è molto elegante, ma può essere abbastanza rassicurante. E se dai un nome burocratico a una cosa affascinante come la vita, stai a vedere che l’espressione diventa anche eccitante.

Quasi quasi non lo chiamo più Danton, ma “www.combinatodisposto.it”. Il dominio, peraltro, è libero. Libero ma non troppo perché, come diceva Aron e come recita l’esergo di Danton: “Gli uomini fanno la storia ma non sanno mai quale storia stanno davvero facendo”. Perché? Perché la storia dipende dal “combinato disposto” di troppe cose.

Quindi, certo che sì, per me l’espressione “combinato disposto” si può e si deve usare.