Dopo un 2009 fallimentare, dicono i rivali o gli osservatori più critici, o per prendere le misure, dicono i sostenitori o gli osservatori più benevoli, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha iniziato il 2010 con due passi di rilievo, due risultati: la riforma sanitaria comunque portata a casa, gran successo politico ma non ancora rivoluzione riformatrice, e l'annuncio dell'accordo con la Russia sul disarmo. Questa seconda notizia ha un peso anche maggiore. Perché negli ultimi mesi il famoso "restart" promesso dai rispettivi ministri degli Esteri in effetti si è visto almeno in parte. Anche sul dossier più difficile e pericoloso che è sulle scrivanie dell'Amministrazione Obama: l'Iran. E' questo il campo vero per mettere alla prova successi e stop diplomatici della Casa Bianca. Il presidente russo ha virato la politica estera di Mosca da una sostanziale contrarietà a ogni tipo di nuova sanzione a Teheran a una disponibilità minacciosa nei confronti degli ayatollah. E questo è un risultato di certo non di poco conto. Anche se resta l'enigma cinese da risolvere prima di capire come e quando agire con nuove pressioni economico-diplomatiche per fermare la corsa nucleare iraniana.
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