“Siamo gli unici che gli crediamo”. Ecco che cosa sta succedendo tra Stati Uniti e Israele

‘We’re the only ones who believe them’ – POLITICO.com Print View.

  • Marburg U |

    Sul Weekly Standard di oggi c’è un pezzo che ci va giù molto duro, mi permetto di segnalarlo:
    http://www.weeklystandard.com/blogs/joining-jackals

  • Beppe |

    Qui non è questione di credere.
    “…Israeli protestations — backed by Israel Defense Forces video – that their soldiers were attacked by passengers…”
    Questo è un fatto che tutti abbiamo visto in varie TV. Non c’è nulla da dubitare.
    Poi ci sono le opinioni, sulle quali si può credere una cosa o l’altra, ma che in parte rimarranno opinioni e in parte diverranno fatti, ma solo dopo che verrà completata un investigazione.
    Gli anti-israeliani credono che l’operazione fosse destinata semplicemente ad aiutare il popolo palestinese e che la presenza del Libano alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, insieme a Turchia, Nigeria, Gabon, Brasile, Bosnia e Uganda, non avesse nulla a che vedere con la scelta di tempi. Credono che Israele avrebbe dovuto consentire l’attracco in un porto privo di dogana e controllato da Hamas, sulla base di rassicurazioni di un’ONG nota per i suoi collegamenti con l’Islam estremista, senza che ciò avrebbe provocato all’indomani un flusso incontrollabile di navi simili nei documenti, ma con armi e missili a bordo. Credono che se l’avessero fatto nulla di pericoloso per la propria sicurezza sarebbe accaduto e che per uno stato non abbia conseguenze il rinunciare al controllo delle merci in entrata. Credono che in alto mare, su una nave carica di persone armate di spranghe di ferro, ci fosse un altro modo, più “proporzionato”, di difendere i propri uomini. Credono che avrebbero dovuto aspettare che la flottiglia arrivasse a 12 miglia (30-60 minuti di navigazione) dal porto, pieno di centinaia di barconi e barchini di palestinesi, e che questi ultimi avrebbero consentito le normali operazioni di controllo senza sommergere i gommoni di migliaia di persone armate di sassi e bastoni.
    Io e molti altri crediamo l’opposto, sulla base della logica, di norme internazionali, dell’esperienza, della storia.
    Credo anche che questa trappola sia stata congegnata molto bene, mettendo Israele fra la padella di una tempesta diplomatica e forse peggio e la brace di un flusso incontrolato di armi e milizie ostili dentro i suoi confini.
    Israele aveva già perso questa battaglia nel momento in cui la Turchia ha deciso di prestarsi a questa operazione e la cosa interessante adesso è capire a cosa mira Erdogan nel futuro.

  • Marburg U |

    Ormai non è nemmeno questione di dimostrare se l’America di Obama è ancora depositaria della fiducia di Israele. Assad l’ha detto che nell’area gli USA non contano nulla.
    Obbama romperà le scatole alla Turchia? E’ un anno e mezzo che provoca Israele. E a Lula gli ha mandato qualcuno a dire come la pensa?

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