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Daniele Bellasio

Danton di Daniele Bellasio

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26 gennaio 2012 - 11:04

Newt Gingrich vuole la luna

Sembrava tutto fatto, per Mitt Romney. Invece, dopo la vittoria in South Carolina, Newt Gingrich pare in vantaggio nei sondaggi in Florida. Ma al candidato repubblicano alle primarie l'America non basta, la terra non basta...

"By the end of my second term, we will have the first permanent base on the moon and it will be American," Gingrich said to applause.

via www.politico.com

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Categorie: Politica americana

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TAGS: Newt Gingrich

“Gli uomini fanno la storia
ma non sanno mai quale storia
stanno davvero facendo”
.
(Raymond Aron)

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26 gennaio 2012 - 9:54

Ecco il programma economico di Hollande

Voici les principales mesures parmi les «60 engagements pour la France» de François Hollande.

via www.leparisien.fr

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TAGS: François Hollande

26 gennaio 2012 - 9:40

"Il presidente non mi chiederà di restare"

Non ci sarà la prossima volta, ma intanto è l'unico esponente dello staff dell'Obamonics che ha resistito per quattro, ops, tre anni.

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Categorie: Politica americana, Politica estera

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TAGS: Tim Geithner

26 gennaio 2012 - 8:34

Meno tasse per Clegg

The proposed tax cuts – which would give back more than £700 to anyone earning under £100,000 a year – would be funded by new levies on the wealthy.

via www.telegraph.co.uk

Per fortuna c'è ancora chi parla di "meno tasse" per uscire dalla crisi.

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25 gennaio 2012 - 17:10

Curioso il ticket Obama-Buffett

2471577Davvero curioso il ticket presidenziale che si propone di (ri)vincere le elezioni americane nel 2012. Ovviamente si tratta di quello composto dal presidente Barack Obama, il presidente più (para)cool della storia degli Stati Uniti, e da Warren Buffett, l'oracolo di Omaha.

Perché è un ticket? Perché Obama invita la segretaria di Buffett, quella che lo stesso miliardario lamenta pagare aliquote fiscali più basse delle sue, al discorso sullo Stato dell'Unione. Perché Buffett finisce sulla copertina di Time per dire: ehi, America, non fare scherza e rivota Obama, per far pagare più tasse ai ricchi, cioè anche a lui.

I due formano davvero una strana coppia e potrebbero ovviamente insospettire tutti: sono il simbolo di quell'intreccio tra Casa Bianca e Wall Street che tanto non piace agli americani. Però ci sono dei però. Obama, anche quando canticchia in pubblico, sa usare le parole giuste - meno tasse sui ceti medi - e fare i giusti gesti simbolici, la segretaria invitata, il batti un cinque con l'uomo delle pulizie al Congresso e ovviamente in favore di telecamera. Ma anche Buffett è un personaggio a suo modo azzeccato: beve made in America, compra aziende di main street come le ferrovie, vuole pagare più tasse e aiuta e usa la finanza senza farne mai del tutto parte. Insomma, l'apparenza funziona, la realtà si vedrà.

Il tutto mentre il fronte repubblicano gioca e litiga a ricco e più ricco, finanziere e più finanziere, anticapitalista e più anticapitalista.

Quello che indispettisce gli americani non è tanto il capitalismo in sé, ovviamente, come non lo sono le politiche liberiste, quanto l'intreccio tra politica e finanza che finisce per aiutare le grandi banche più che le imprese e le famiglie (da qui gran parte del successo di Ron Paul). Questo, soprattutto sul fronte repubblicano, dovrebbero ricordarselo meglio.

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25 gennaio 2012 - 10:23

Il Papa su twitter

La brièveté des messages de Twitter -140 caractères- a inspiré Benoît XV: «Dans la substance de brefs messages, souvent pas plus longs qu'un verset biblique, écrit-il, on peut exprimer des pensées profondes à condition que personne ne néglige le soin de cultiver sa propre intériorité».

via www.lefigaro.fr

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Categorie: Web/Tecnologia

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TAGS: Benedetto XVI

24 gennaio 2012 - 19:10

Truman - Anomalie giurassiche

Dalla Domenica del Sole 24 Ore del 22 gennaio 2012

“Sono i pezzi che non combaciano quelli che a me interessano”. Il professor Nick Cutter, paleontologo biondo e simpatico, spiega così nella prima puntata delle cinque stagioni di Primeval, serie inglese in onda tutti i giorni su Rai 4 alle 18, la sua passione. La sua missione invece è un’altra: ritrovare sua moglie scomparsa, “fu trovato soltanto lo zaino”.

Ci sono posti del mondo dove accadono cose anomale: appare una sorta di prisma, è la finestra tra il presente e il passato. Da quel prisma escono spettacolari animali preistorici, mostri, i nostri mostri. Chi entra in quel prisma – forse la moglie di Cutter – non si sa dove vada. Forse nel passato. Cutter non si dà pace, a se stesso e ai suoi “superiori” acquisiti al ministero (il governo vuole più o meno ufficialmente sorvegliare queste strane ricerche di animali preistorici) il professore giura che quando troverà l’anomalia la oltrepasserà per andare a vedere che cosa è successo a sua moglie. Accadrà ben di peggio.

Gli scienziati in azione nelle serie televisive giocano quasi sempre in squadra e questa squadra è ben assortita. Un po’ Jurassic Park e un po’ Indiana Jones, Primeval può piacere a chi ama la fantascienza, gli animali, la preistoria. Ma c’è sempre anche un giallo, l’eterno mistero delle anomalie del mondo e della battaglia con i nostri mostri che appunto spesso vengono dal nostro passato. La cosa bella è che i bambini, i ragazzi capiscono il tutto meglio degli adulti. Il problema stavolta non è tanto lo scontro tra bene e male – certo, ovviamente c’è anche quello – ma qui al centro c’è il corpo a corpo tra passato e presente. Chi lascia aperte quelle “anomalie” capaci di metterci in pericolosa comunicazione a volte perfino con il futuro? Mistero. Noi?

Le anomalie spazio-temporali cambiano nel corso delle stagioni e delle puntate la squadra, l’identità dei singoli componenti, e tengono a portata di mano il clamoroso colpo di scena. La serie sa non prendersi troppo sul serio - “Noi siamo i buoni, almeno penso che sia così” – e la scienza sa ammettere le sue anomalie “perché non succede tutti i giorni di incontrare una fidanzata e trovare un dinosauro”.

http://danielebellasio.blog.ilsole24ore.com/

 

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Categorie: Televisione

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TAGS: Primeval

24 gennaio 2012 - 13:05

Piano con la mobilia

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Categorie: Politica estera

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TAGS: François Hollande, François Mitterrand

23 gennaio 2012 - 19:01

E' il momento dell'Iran

L'Iran sta per diventare il centro del dibattito della comunità internazionale. L'Europa decide le sanzioni, le navi di americani, inglesi e francesi (la Nato) si avvicinano allo stretto di Hormuz, per presidiarlo e impedire eventuali colpi di mano, stile Suez, mentre il New York Times ricorda che negli Stati Uniti d'America siamo in un anno elettorale e di solito negli anni elettorali il "testosterone" sale sulla questione sicurezza, soprattutto se alla Casa Bianca, c'è un democratico, per di più accusato di essere troppo soft dai repubblicani.

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Categorie: Politica americana, Politica estera

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20 gennaio 2012 - 12:10

I think that Adam Smith was right

In questo video Mitt Romney, sempre più candidato "presidenziabile" dei repubblicani, difende il (suo) profitto e il capitalismo. Eccolo.

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Categorie: Economia, Finanza, Politica americana

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TAGS: Mitt Romney

20 gennaio 2012 - 9:06

Istanti

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.


J. L. BORGES

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Categorie: Libri

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TAGS: Borges

19 gennaio 2012 - 18:16

"Chi non salta è nel cerchio" e altre affettuosità tra leghisti

C'è un video di Varesenews - me lo ha segnalato il collega Andrea Franceschi - che dimostra come il clima nella Lega Nord sia caldo, molto caldo. Le divisioni tra "cerchio magico" e maroniani non sembrano proprio del tutto inventate dai giornali, sembra ci sia qualcosa di più.

Non demonizzo il tifo da stadio nella vita dei partiti, i leader non dovrebbero demonizzare troppo le divisioni. L'ipocrisia però, soprattutto al tempo delle telecamere digitali nei telefonini, è cattiva consigliera, meglio un sorriso e un pizzico di ironia.

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Categorie: Politica italiana

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TAGS: Bossi, Maroni, Reguzzoni

18 gennaio 2012 - 18:11

Una strana Europa fuori onda

Strana Europa, questa. Al termine dell'ultimo vertice europeo, quello del "fiscal compact", per intenderci, sembrava tutto chiaro: ci sono 26 paesi d'accordo contro uno, la Gran Bretagna, in disaccordo. E' passato Natale e ora le cose sembrano cambiate.

Più o meno ci sono 26 paesi in ordine sparso, ognuno intento a conservare il suo rating, contro la perfida e ortodossa Germania, stigmatizzata anche in un fuorionda dal presidente francese Nicolas Sarkozy.

E vista la campagna elettorale incombente c'è da scommettere che i toni nazionalistici del presidente aumenteranno con l'avvicinarsi delle urne.

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Categorie: Economia, Finanza, Politica estera

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TAGS: Cameron, Merkel, Sarkozy

16 gennaio 2012 - 19:51

Ma perché in Italia ci si divide più sull'etica che sulla politica? Carenza di...

Però c'è una cosa strana nella vita dei partiti italiani: le scissioni o le tensioni ai vertici avvengono quasi sempre su questioni etiche. Ma non su questioni etiche nel senso delle leggi sui temi eticamente sensibili, cosa che sarebbe naturale, ma proprio sull'etica di chi fa politica. E la cosa è invece strana perché questo dovrebbe essere un dato scontato e comune a tutti, un dato che unisce non un dato che divide. Mah.

Sarebbe meglio che le tensioni e le transizioni generazionali e le scissioni avvenissero per contrasti sulle idee, sull'innovazione, sui nuovi progetti, sui programmi. E invece? Dal Claudio Martelli che voleva ridare l'onore ai socialisti, dal partito degli onesti di Giorgio La Malfa, alla scissione dei finiani dal Pdl che ha poi dato vita a Futuro e libertà per l'Italia, dalla base ideologica del partito di Di Pietro alle campagne anticasta dei movimenti come quello di Grillo fino alle recenti divisioni nella Lega, in Italia l'etica sembra sempre una questione politica (e viceversa). A volte sembra addirittura l'unica questione politica.

A dir la verità l'ex ministro dell'Interno, Roberto Maroni, parlando a "Che tempo che fa" della Lega degli onesti, lo ha detto chiaramente: l'etica dovrebbe essere una questione ovvia, quello su cui si deve discutere e, se del caso, dividersi è la politica, le idee. Eppure da noi spesso non è così.

La domanda (politica) è: questo avviene per carenza di etica o per carenza di idee? La risposta più semplice e forse anche più qualunquista è: per carenza di etica. Ma forse la risposta più preoccupante è: per carenza di idee.

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Categorie: Politica italiana

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TAGS: Roberto Maroni

16 gennaio 2012 - 18:46

Perché Romney deve imparare a ballare un po' meglio

Mr. Romney, when facing Mr. Obama, will have to learn to dance a little better.

via www.nytimes.com

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16 gennaio 2012 - 14:20

Truman - Se l'America ha nostalgia di se stessa

Fotopanam

Dalla Domenica del Sole 24 Ore del 15 gennaio 2012

L’America ha nostalgia di se stessa, non perché si consideri persa, anzi, gli anni elettorali sono di solito tempi di speranza – Yes, We Can – ma perché si vede meno sorridente di un tempo. Dunque, guarda al passato. Per esempio, come nel caso della serie di Foxlife “Pan Am”, in onda lunedì alle 21 e 55 sul canale 114 di Sky, ripensa ai “favolosi anni 60”.

Basta dire “Pan American Worldwide Airlines”, la compagnia preferita da James Bond, quella internazionale, quella che aveva l’esclusiva di fatto per i voli della stampa che seguiva il presidente, quella che trasportava negli States politici e diplomatici, per capire che non di una semplice compagnia aerea si parla. E’ il 1963 e inizia la moderna globalizzazione con il primo volo del Boeing 707 Clipper Majestic, e ovviamente si va verso Londra, verso il miglior alleato da cui l’America è divisa “da una lingua comune”. Basta il nome della campagnia per capire che si tratta dell’orgoglio americano che spicca il volo. I piloti sono giovani e belli, ma l’America è donna, è una hostess che con un sorriso conquista la copertina di Life. Aerei, aeroporti, colori vivaci, la preparazione scrupolosa delle assistenti di volo che tagliano la folla come angeli, tutte con la stessa elegante posa nel camminare e nel portare la borsa. La più brava è Christina Ricci, la bambina degli Addams, nei panni di Maggie.

“Non devo vedere il mondo per cambiarlo”, dice il boyfriend che studia Marx ma lo confonde con Hegel, come gli fa notare l’amica hostess. Non la pensano così Maggie, Kate, Laura e Colette: loro vanno e vedono, soggiornando in alberghi da favola. E’ tutto un parlare di corsetti, di sogni, di amori, di vita, è una sorta di (imparagonabile) prequel di “Sex and The City”. In America è giallo: serie sospesa o no? Nella prima puntata intanto c’è la versione aeronautica della chiusa di “Via col vento”: “Domani un altro aereo decollerà per un posto nuovo”. Donne in fuga da uno sposalizio, donne alle prese con guai matrimoniali altrui, donne coraggiose come agenti segreti. “Ero solo felice: è questo che la rende una bella foto”, dice la hostess di Life e pensa l’America di oggi.

http://danielebellasio.blog.ilsole24ore.com/

 

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Categorie: Televisione

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TAGS: Pan Am

15 gennaio 2012 - 0:34

La telefonata di Bossi a Maroni dimostra due cose

Un giorno dopo aver detto: "Maroni non è contento? Non è che per questo ci mettiamo a piangere" e poche ore dopo aver deciso uno strano divieto di comizio per e con lo stesso ex ministro dell'Interno, il leader della Lega Umberto Bossi ha telefonato a Roberto Maroni e - spiegano gli interessati - c'è stata stata una sorta di chiarimento: nessun divieto, più o meno pace ai vertici della Lega.

Certo, la tensione resta tutta. Ma il gesto del Senatur, diciamo pure il ripensamento, dimostra essenzialmente due cose. La prima: Bossi è molto più saggio di quanto non sembri e di quanto non sia stato Silvio Berlusconi nei confronti di Gianfranco Fini in analoghe circostanze. La seconda: Maroni è molto più forte nella Lega di quanto non sembri e di quanto non fosse Gianfranco Fini nel Popolo della libertà.

Ps. Comunque più che una pace è semplicemente una tregua.

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Categorie: Politica italiana

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TAGS: Roberto Maroni, Umberto Bossi

14 gennaio 2012 - 17:08

Ecco che cosa c'è dietro il '94 rovesciato nella Lega di Bossi e Maroni

Che la Lega Nord finisse più o meno così, nello scontro al vertice tra Umberto Bossi e i bossiani da una parte e Roberto Maroni e i maroniani dall'altra, era in qualche modo prevedibile. Ma certo non ora, non così presto. Si pensava infatti che la scelta di opposizione dura al governo guidato da Mario Monti potesse rinviare la (prima o poi naturale) battaglia per la successione alla guida della Lega.

Invece, il caso Cosentino, terminato con il "no" all'arresto, ha accelerato i tempi. Il paradosso è che un esito differente della vicenda parlamentare avrebbe potuto comportare problemi di tenuta per la maggioranza, invece ora a soffrire è il principale partito di opposizione.

La sofferenza leghista può anche essere una crisi di crescita per certi versi scontata. Anche nelle migliori famiglie prima o poi si litiga e anche nelle migliori aziende non sempre la successione al vertice e il ricambio generazionale sono indolori. Anzi. In un movimento ormai così antico - in fondo la Lega è il partito più anziano presente in Parlamento con una cosistente pattuglia e il suo nome di origine - il cambio è all'ordine del giorno. Sta avvenendo perfino nel Pdl berlusconiano qualche cambiamento, figuriamoci nel ben più sanguigno movimento leghista.

Un dato curioso è il parallelo con il 1994. Anche nel '94 le sorti di Bossi e Berlusconi s'incamminarono su strade decisamente diverse. Anzi, la Lega fu una delle ragioni della fine del primo governo Berlusconi. Anche allora peraltro tra Bossi e Maroni si coglievano, a quel tempo nel sottofondo, opinioni diverse: Bossi durissimo contro Berlusconi, Maroni più sensibile alle esigenze di un ritorno (prima o poi) della necessità per la Lega di allearsi con l'allora Forza Italia. La storia su questo punto ha dato ragione a Maroni. Ma le decisioni di Bossi allora non potevano essere contestate apertamente, di chi lo fece oggi non si ricorda più il nome. Maroni questo lo sapeva e tenne i malumori suoi e dei suoi sotto coperta. Oggi è diverso.

Ora tra il Senatur e l'ex ministro dell'Interno le parti sono invertite, gli anni sono passati e gli scenari futuri sembrano non delineare, anche - perché no - per ragioni anagrafiche, un ritorno di una forte centralità dell'intesa tra Bossi e Berlusconi. Discorso diverso, però, è quello del rapporto tra Lega e Pdl.

Maroni, che non ha certo intenzione di dedicarsi soltanto al suo gruppo musicale Distretto 51, sa che prima o poi con il Popolo della libertà la Lega dovrà tornare a parlare anche a Roma, se vuole continuare a governare il Piemonte, il Veneto e in futuro anche la Lombardia. E da sempre si parla di Maroni come possibile governatore lombardo.

Per questo l'ex ministro dell'Interno, che oggi sembra il più netto nel volere l'allontanamento dall'attuale Pdl, anche per ragioni tattiche legate appunto al ricambio di scenario e di personale politici, non disdegna affatto di mantenere un buon rapporto con Angelino Alfano, segretario del Pdl e delfino scelto dal Cav.

Difficile pensare che Maroni, per la sua storia, la sua esperienza e la sua presa sul movimento leghista, attendesse di essere "scelto", più probabile, come sta accadendo, una qualche battaglia per la presa di via Bellerio.

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TAGS: Roberto Maroni, Umberto Bossi

13 gennaio 2012 - 17:52

Ora alziamo il rating politico dell'Europa

Se le agenzie tagliano il rating del debito della Francia e di altri paesi dell'Eurozona, la risposta dell'Eurozona dovrebbe essere più compattezza e rapidità e concretezza nell'affrontare i problemi di bilancio dei paesi meno solidi e nel favorire la crescita, che poi è l'unico vero modo per sostenere i conti pubblici e rassicurare i mercati nel medio-lungo periodo.

Il timore è invece che ci sia un ulteriore aggravamento della retorica anti grande finanza, magari con qualche venatura nazionalista. Per esempio, c'è da scommettere che la prossima imminente campagna elettorale del presidente francese, Nicolas Sarkozy, campagna ovviamente resa più complicata dal declassamento, sarà ancora più "tobintaxata" del previsto, cioè con ancora più forti attacchi alla finanza, almeno dal punto di vista degli slogan e dei provvedimenti simbolo.

Sempre meglio rispondere con i fatti che con la retorica o simboli.

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Categorie: Economia, Finanza, Politica estera

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TAGS: Nicolas Sarkozy

13 gennaio 2012 - 16:19

Ecco i giornali delle prossime settimane

Dopo il triplo no della giornata di ieri - no all'arresto del deputato Nicola Cosentino, no ai due referendum sulla legge elettorale - i giornali delle prossime settimane si occuperanno del governo Monti per quanto riguarda le cose da fare per tenere sotto controllo i conti e rilanciare la crescita e dei partiti per quanto riguarda le cose che forse non si faranno mai in materia di legge elettorale e di riforme costituzionali.

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11 gennaio 2012 - 23:29

Tutte le strade portano a Romney, ma Ron Paul fa la sua parte

How many primaries will Mitt Romney have to win before America’s political class starts taking him seriously?

 

via www.politico.com

 


Così Ben Smith su The Politico dice: insomma, basta fare i criticoni, Mitt Romney è il candidato più credibile tra i repubblicani, l'unico che può seriamente sfidare il presidente Barack Obama.

 

In effetti, ieri notte, subito dopo la sua seconda vittoria, Mitt Romney così si è già comportato, da sfidante del presidente: non una parola né una menzione dei suoi rivali nelle primarie, come per dare per scontata la sua vittoria, e subito attacco diritto all'attuale inquilino della Casa Bianca. Poche proposte, tante ottime affermazioni e sintesi come slogan nel perfetto alveo ideale del partito repubblicano: meno stato, meno Europa, più America, fiducia nella Costituzione, con qualche spruzzatina in più, in vista delle prossime primarie in South Carolina, di religione e spiritualià, ma giusto un tocco per non dimenticare che "it's the economy, stupid!".

 

Sembrerà strabico, ma potrebbe risultare vincente. Ora i concorrenti repubblicani tenteranno l'assalto all'arma bianca, l'ultima grande offensiva, contro Mitt Romney e lui, Mitt Romney, continuerà ad avere come interlocutore da battere soprattutto se non soltanto Obama. Mira al bersaglio grosso, convinto che sia il modo migliore per superare i contendenti del momento, gli ostacoli più piccoli. Dovrà però affinare e chiarire la sua ricetta economica, oltre a cercare di sembrare meno finto ("perfetto") nei suoi discorsi in pubblico.

 

Sempre su The Politico, sopra la testata, ci sono i temi caldi e l'altro, oltre a Mitt Romney, è ovviamente Ron Paul. Tanto Romney è ormai dato per scontato come candidato repubblicano alla Casa Bianca (pure troppo) quanto Ron Paul è sempre stato dato per scontato come candidato impossibile. Vero, da molti punti di vista. E' comunque innegabile che, essendo l'economia il cuore di questa, come forse di tutte, le elezioni, non c'è nulla di strano che siano le due anime (polarizzate) del Gop a confrontarsi in queste primarie: l'anima libertaria e ultraliberista rappresentata da Ron Paul, quella conservatrice moderata di Mitt Romney. Il dibattito acceso tra queste due anime non è affatto detto che sia un male, potrebbe favorire la creazione di una vera, nuova ricetta economica repubblicana.

La candidatura di Ron Paul ha molti aspetti che la rendono per certi versi impraticabile, ma ha anche il merito di incarnare una ricetta economica che da anni vive anche all'interno del Gop. Questa filosofia viene spesso e ingiustamente trattata come un eccesso folcloristico, ma invece, soprattutto in America, è ben viva, anche in ambito accademico. In fondo, è naturale in questi anni discutere del ruolo della Federal Reserve, ovvio chiedersi se davvero la moneta sia solo carta da stampare o debba avere un legame con qualche forma di ricchezza concreta, giusto anche domandarsi se la crisi finanziaria sia stata creata dagli eccessi del mercato oppure dalle storture politiche che hanno impedito al mercato di fare pulizia al suo interno. Per queste ragioni, la candidatura di Paul può sembrare solo pazza, ma svolge certamente un ruolo legittimo e forse anche utile.

 

Il più duro negli attacchi a Romney, anche perché forse alla fine sarebbe l'unica vera alternativa come candidato contro Obama, sarà Newt Gingrich, che però nelle ultime ore ha ammesso di avere un po' esagerato negli affondi contro l'ex governatore del Massachusetts. C'è da scommettere che Romney continuerà nel suo strabismo tattico, guardando fisso alla Casa Bianca.

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Categorie: Economia, Politica americana

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TAGS: Mitt Romney, Ron Paul

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