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Nostalgie, novità e perfidie delle interviste di Renzi e di Berlusconi

mauro
Ezio Mauro, geniale (e dunque perfido), mette tutto, proprio tutto – la notizia e l’analisi e la previsione – nella prima parola della sua intervista di oggi a Matteo Renzi su La Repubblica: “Segretario Renzi…”. Sa di prima Repubblica, ma sa soprattutto di vero titolo dell’intervista: “Segretario Renzi”.

Il segretario del Pd rivendica i meriti del suo governo, ammette propri errori di gestione della propria leadership, non disdegna più di tanto i (nuovi?) panni del politico (ormai) quasi tradizion…, e spiega che intende occuparsi, almeno per un po’, soprattutto di rinnovare il Partito democratico. Il che alla minoranza dem dovrebbe suonare perfino peggiore come minaccia rispetto a un’eventuale prospettiva di un ritorno immediato dello stesso Renzi a Palazzo Chigi.

</span></figure></a> Nell’intervista l’ex premier, il segretario ricordo una dei motti più belli di sempre: “Male non fare, paura non avere”.
Nell’intervista l’ex premier, il segretario ricordo una dei motti più belli di sempre: “Male non fare, paura non avere”.

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Francesco Verderami, invece, sceglie un tradizionale, e daje, “presidente” per intervistare un Silvio Berlusconi in forma doppia pagina del Corriere, anche se “acrobatico” (copyright Alberto Mingardi) nel volere un centrodestra al 51 per cento per governare e il sistema proporzionale per rappresentare gli italiani. Berlusconi, nei panni del padre nobile dei liberali che vuole ancora rappresentare da candidato, Europa permettendo, diventa nostalgico al punto da dimenticare antiche vicissitudini.

Due esempi:

  1. Bossi meglio di Salvini, dialogare con la Lega di Bossi più facile che con la Lega di Salvini? Sì, d’accordo, vero, ma siccome proprio dal governo Dini parte l’intervista, il Cav. ricorderà certamente chi fece cadere il suo primo governo del 1994, lo chiama “ribaltone” Berlusconi, il ribaltone favorito dall’allora alleato del Cav. leghista, candidato costola della sinistra (copyright Massimo D’Alema).
  2. A proposito di D’Alema, Berlusconi arriva perfino a ricordare con più dolcezza la crostata di casa Letta, quella del patto della Bicamerale, rispetto alle generiche colazioni di lavoro del Patto che però si siglava al Nazareno, dove certo D’Alema non lo avrebbe fatto entrare. Oppure sì? Orsù, Cav., crostate a parte, su Renzi ha scommesso qualcosa in più. E magari scommette ancora, dica la verità… 
    berlusconi