Il discorso di Obama, quello di Sarkozy e le loro rispettive elezioni

Si dice spesso che sulla politica estera non si decidono mai le elezioni. Però forse c'è una eccezione (magari due): la Francia. Per i poteri che ha, per il fatto che i mercati e l'Europa decidono i programmi economici dei governi più di quanto non riescano a influenzarli le idee e le piattaforme elettorali, i francesi vedono nell'inquilino dell'Eliseo soprattutto il volto della Francia del mondo, il capo delle forme armate e il gran diplomatico, se grande è, in grado di tenere alta la grandeur geopolitica della Francia. Ovviamente non sempre è così, ma a volte sì.

Per questa ragione, sicuramente Sarkozy punterà sul suo ruolo esercitato nella crisi libica per convincere gli elettori a rivotarlo. Oltre alla Libia, dove peraltro non mancano i risvolti economico-finanziari, il presidente francese può anche vantare il successo della nomina di Christine Lagarde, suo apprezzato ministro delle Finanze, alla guida del Fondo monetario internazionale, può descrivere la leadership europea come di nuovo appoggiata all'asse franco-tedesco (vedi piani di salvataggio, tassa sulle transazioni finanziarie, vertici e prevertici a due prima di quelli a 15 e/o 27), può infine tentare di continuare a esercitare un ruolo di avanguardia nella crisi siriana e ora anche iraniana: le dichiarazioni di oggi al corpo diplomatico su un possibile attacco preventivo ai siti nucleari di Teheran e sul pieno sostegno all'opposizione contro il regime di Damasco vanno in questa direzione.

Non è detto che la politica estera basti per riportare Sarkozy all'Eliseo nel 2012, ma il resto potrebbe arrivare dal campo avversario, dove le divisioni e l'assenza (con Dominique Strauss-Kahn al momento fuori gioco) di una vera, nuova leadership potrebbe favorire la rimonta del presidente.

P.S. L'altra eccezione, in circostanze particolari, è l'America. Anche l'America peraltro vota nel 2012, ma pare che lì la tornata presidenziale sarà proprio decisa dal fattore economia/posti di lavoro. Non a caso il grande discorso annunciato da Obama per il 7 settembre davanti al Congresso è proprio sull'occupazione. Con quel discorso partirà la corsa alla riconferma del presidente in carica. E dire che anche il presidente Barack Obama in politica estera di successi ne avrebbe da vantarne: la cattura e l'uccisione di Osama bin Laden, l'avvio delle riforme democratico-liberali nel Nord Africa e vicino oriente, senza scontri con il mondo arabo-musulmano e senza proteste pacifiste in patria e fuori grazie a una strategia, se tale è, tesa a guidare la comunità internazionale stando un passo indietro rispetto ad altri leader. Oppure grazie a operazioni mirate poco pubblicizzate, come i raid pachistani.

  • jack |

    hai dimenticato di menzionare la riforma sanitaria di Obama 😉 comunque sono d’accordo con questo articolo, il tornaconto di Sarko è reale, non frutto della fantasia. petrolio, sempre e solo oro nero…ma questa è un’altra storia. Obama lo vedo male, ma ce la farà, vedrai.

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