Bersani e i sassi nello stagno di Vasto

Il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, sa che dalla foto di Vasto non si scappa. Questa – l'alleanza del Pd con Sinistra e libertà di Nichi Vendola e l'Italia dei valori di Antonio Di Pietro – per il centrosinistra è la prima e per ora unica strada percorribile verso le elezioni.

La si può tirare un po' verso il centro per attrarre qualche scontento del (fu) Terzo polo, la si può tirare un po' verso sinistra per sfruttare la scia di François Hollande, la si può "grillizzare" un po', ringiovanire un po', rottamare un po', ma insomma per adesso alternativa non c'è. Bersani lo sa e per il momento si tiene stretto il punto fermo.

Non è detto però che sia un bene per il centrosinistra avere già bell'e pronta una soluzione. Non tutti ne sono contenti, anzi molti sembrano guardare a questa prospettiva come a una cosa un po' ovvia, inevitabile, non entusiasmante, anche se rassicurante e perfino abbastanza naturale ed efficace. Queste cose Bersani le sa e dunque sta attento a cogliere novità, magari qualcuna la sta pure pensando, preparando.

Perché nello stagno di Vasto potrebbero presto essere buttati dei sassi. Per esempio da Matteo Renzi, che a Repubblica ha detto che dal Pd non esce neanche con le cannonate, che se si candida o no non interessa a molti oggi, che insomma bisogna parlare di contenuti e di rinnovamento. E' indubbio però che Renzi ha un potenziale politico personale molto ampio. Il Pd farebbe bene a considerare il sindaco di Firenze più come una risorsa che come un problema, anche se per il momento non pare così. (Anche perché Renti potrebbe mettere il suo potenziale al servizio di nuove discese in pista, leggi: Montezemolo).

La foto di Vasto non è la riedizione dell'Unione, anche perché al centrosinistra manca un nuovo Romano Prodi, ma certo non è nemmeno una vera novità, non sembra di per sé colmare l'ansia di cambiamento profondo che pare emergere senza se e senza ma dal voto recente e dai sonsaggi.

Per queste ragioni la foto di Vasto oggi sembra inevitabile ma restano aperte due finestre. In una si può inserire Renzi, con una candidatura alle primarie (del partito o della coalizione?). Dall'altra invece può entrare il solito papa straniero, magari sotto forma di ministro del governo Monti (anche nel centrodestra circola un'ipotesi simile). Dunque il punto fermo c'è, le variabili possibili pure.

E gli altri?

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