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Dalla Lega una proposta per una legge elettorale degna di questo cognome

Seppur all’opposizione dura e pura al nascente governo Gentiloni, dalla Lega nord arriva una scaltra apertura al dialogo – diciamo almeno un suggerimento arguto – sulla riforma della legge, anzi, delle leggi elettorale di Camera e Senato. Giancarlo Giorgetti, vicesegretario leghista, dice infatti alla Stampa: “Si potrebbe tirare fuori dal frigo il vecchio Mattarellum e andare alle urne con quello. L’abbiamo già usato ed è sicuramente costituzionale. Sarebbe tutto pronto”.

Giorgetti parla poco e conta tanto – ricorda l’intervistatore Alberto Mattioli – per questo motivo va ascoltato attentamente. Il vicesegretario della Lega sa che sul Mattarellum c’è in effetti una (sotterranea) buona convergenza di interessi e di opinioni tra le forze politiche in Parlamento. Perfino il M5S, al tempo del governo Letta, aveva votato assieme a Sinistra, ecologia e libertà una mozione parlamentare a firma di Roberto Giachetti, in predicato di avere un ruolo nel nascente governo Gentiloni, che chiedeva l’abolizione del Porcellum e la reintroduzione del Mattarellum come legge-clausola di salvaguardia per evitare di non avere un sistema elettorale utilizzabile mentre si scriveva la nuova legge. Ricorda qualcosa?

Inoltre, non soltanto Giorgetti ovviamente sa che al Quirinale c’è colui che al Mattarellum ha dato il nome, anzi, il cognome, ma tutti possono ricordare che – come scrive sul Corriere della sera di oggi, Aldo Cazzullo – con il Mattarellum hanno vinto e governato con una certa stabilità garantita sia il centrosinistra (dal 1996 al 2001) sia il centrodestra (dal 2001 al 2006).

Per il Pd con le sue primarie il Mattarellum dovrebbe essere di casa; per il centrodestra, anzi, per i due centrodestra sarebbe il modo per tornare assieme restando un po’ autonomi; per il Movimento 5 Stelle e le sue parlamentarie potrebbe non esser male; infine per le forze cosiddette minori (ma non troppo, vista la soglia di sbarramento al 4 per cento) ci sarebbe comunque il diritto di tribuna/rappresentanza garantito dalla quota parte di proporzionale, magari rivista al ribasso dal 25 per cento che fu.

Essendo il tutto molto logico, è altrettanto improbabile. Ma la proposta di Giorgetti segna un punto.