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Affinità e divergenze tra il compagno #Macron e #Alitalia

Macron e Alitalia: due fatti che non c’entrano nulla tra loro hanno un filo comune che forse va tirato.

Alle elezioni presidenziali francesi di domenica 23 aprile 2017 sono andati al ballottaggio i due candidati fuori dai partiti tradizionali, ma soprattutto è arrivato primo un senza partito. Emmanuel Macron, uomo dell’anno (vedi Danton dell’11 gennaio), ha infatti fondato un suo movimento, En Marche!, e nel suo libro che arriva in Italia in questi giorni (“Rivoluzione”, La Nave di Teseo) dice espressamente che i partiti (tradizionali) sono morti. Che abbia letto la fresca ristampa di Note sur la suppression générale des partis politiques di Simone Weil? Peut-être.

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Marine Le Pen, che peraltro già guidava un partito molto diverso dagli altri, ieri ha deciso di lasciare la guida della sua forza politica, il Front National, per essere votata potenzialmente da tutti, forse cogliendo anche lei come l’appartenenza a un partito sia oggi un problema agli occhi di un numero sempre maggiore di elettori. Dunque in Francia vanno al secondo turno due candidati fuori dai partiti tradizionali. Peraltro anche il candidato arrivato quarto, Jean Luc Melenchon, non è frutto di una tradizionale candidatura di partito tradizionale.

alitalia-a321-112-i-bixd-750pixPoche ore dopo i lavoratori di Alitalia hanno bocciato con un sonoro “no” al referendum il pre-accordo tra sindacati e azienda, mediato dal governo, per il “salvataggio” (almeno sperato) della ex compagnia di bandiera. Sembrava ai più impossibile. Era l’ultima chance prima del commissariamento e dell’amministrazione straordinaria. Eppure la crisi dei corpi intermedi, la carenza di capacità di rappresentanza e la ribellione nei confronti delle tradizionali strutture di organizzazione e gestione del consenso – le élites liberali hanno fallito trascurando la democrazia!, dice John O’Sullivan sullo Spectator – sono evidentemente così gravi da sfidare e superare la paura del fallimento.

Insomma, se i partiti tradizionali sono morti, anche i sindacati non si sentono tanto bene. Questo sarebbe il filo da tirare tra due fatti carichi di conseguenze che avvengono a ridosso di questo 25 aprile e che pur non essendo collegati hanno qualcosa di serio in comune.

Ripensando alla nostra Costituzione, peraltro, quella nata proprio dalla liberazione del nazi-fascismo, viene da ricordare che partiti e sindacati sono cugini. Sono citati, a loro viene attribuito un ruolo importante, quello appunto proprio dei corpi intermedi, di rappresentanza politica e di tutela dei diritti. Per la verità sarebbero anche previste delle regolamentazioni mai del tutto approvate, attuate, messe in pratica. Ma non è questo il punto.

Il punto è che in questa fase politica una vera grande opera innovatrice, dal punto di vista delle idee e dei fatti, sarebbe quella di riforma dei corpi intermedi, delle forme di partecipazione civica, degli organi di rappresentanza degli interessi, dei diritti e delle idee dei cittadini. Forse questo tipo di riforma è oggi perfino più urgente di quella delle istituzioni, visto e considerato che anche in quel caso il “no” della maggioranza dei cittadini il 4 dicembre 2016 ha segnato un altro punto a favore della tesi della crisi degli organi di rappresentanza e delle leadership politiche coltivate nell’ambito dei partiti tradizionali.

Ps. Nel suo libro Macron dice anche qualcosa sulle primarie: “Inventate per indicare un leader, dal momento che il partito non condivide più ideologia, empatia e rispetto per un unico uomo”.