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#Macron ha vinto perché ha lasciato la casa del padre

“Il presidente francese, François Hollande, a margine delle celebrazioni per la vittoria dell’8 maggio a Parigi, esclude che Emmanuel Macron lo abbia tradito e preferisce parlare di emancipazione”. Così recita l’incipit di un’agenzia Ansa del giorno dopo l’elezione di Macron, uomo dell’anno 2017, all’Eliseo.

Certo, Hollande ora ha tutto l’interesse a dipingere un po’ Macron come un suo delfino se non designato almeno coltivato, visto che lo stesso Macron ha iniziato la sua carriera “politica” da consigliere del presidente socialista all’Eliseo prima di diventare poi ministro dell’Economia, ma il presidente uscente è comunque sincero quando spiega a suo modo quello che è successo: Macron ha semplicemente lasciato la casa del padre. In tutti i sensi. E ha vinto.

Caratterialmente, fin da giovanissimo, visto che per le metriche europee giovane lo è ancora, con i suoi 39 anni, Macron aveva già dimostrato di saper separare il suo destino dalle sue radici, dai suoi genitori, fin da quando contro il volere della famiglia si fidanzò e poi sposò la moglie Brigitte, più “adulta” di lui e già sua insegnante. Lo stesso ha fatto in politica. Ha lasciato la casa del “padre” Hollande quando dall’Eliseo è entrato nel governo guidato da Manuel Valls. Ha lasciato il governo Valls quando ha creato il suo movimento En Marche!, lasciando indirettamente anche il Partito socialista e l’idea di concorrere alle primarie poi vinte da Benoit Hamon.

Tutti a dire che è giovane, tutti a dire che è molto più giovane della moglie, ma forse ha vinto proprio per la sua audacia nel lasciare le case dei padri. Del resto l’audacia è un ingrediente fondamentale, di solito, nelle storie di successo.

Anche la forma partito è un antenato dell’idea di movimento e comunque qualcosa che gli elettori hanno dimostrato di voler considerare da superare, riformare, rifondare. Anche il partito è un padre? Vale perfino e, per certi versi a maggior ragione, per quanto riguarda il versante della sconfitta Marine Le Pen. Lei, più che lasciare la casa del padre, prima ha sfrattato l’ingombrante padre dalla sua casa, il Front national, per essere più competitiva del padre; poi, raggiunto il primo obiettivo, ha alzato ulteriormente l’asticella dell’emancipazione dalla famiglia d’origine, annunciando la nascita di una nuova forza politica che superi il Front national in vista delle prossime elezioni legislative. La forma partito tradizionale, infatti, ormai non si porta bene nemmeno se declinata in forma estrema, populista o che dir si voglia.

Lasciare la casa del padre è un rito di passaggio, proprio anche delle crisi di crescita. La nascita di una nuova famiglia peraltro ha come condizione indispensabile l’abbandono delle famiglie di origine. Anche la nascita di una nuova politica ha come come condizione l’abbandono delle famiglie (novecentesche) di origine? Gli elettori francesi hanno risposto di sì. Anche per questa ragione Hollande preferisce giustamente parlare di emancipazione piuttosto che di tradimento. Del resto anche l’emancipazione è un ingrediente fondamentale, di solito, nelle storie di successo.

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  • Daniele Bellasio |

    Però alle elezioni legislative il suo movimento si chiamerà La République en marche… Rem?

  • Piero d'Andrea |

    Leggendo le vostre considerazioni,ho l’impressione che abbiate dimenticato di segnalare una certa dose di presunzione del soggetto “nouveau prèsident Francais”.Il movimento da lui creato EM ou “en marche” non è che le iniziali del suo nome.En marche=Emmanuel Macron!!!!!!Vedremo se il futuro ci parlerà positivamente di questo “jeun monsieur”.!

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